Sono sempre più i ciclisti che stanno dando in tutta Italia segni di insofferenza verso coloro che attuano pratiche illecite. E' segno che qualcosa sta cambiando e che l'omertà che spesso ha accompagnato tali comportamenti si sta esaurendo. Ma cosa si sta facendo di concreto? Forse arriverà anche il Passaporto sanitario per lo sportivo
2008: tempo di bilanci. Ogni qual volta che si avvicina la fine dell'anno, ognuno tira le somme delle cose fatte, da farsi, le nuove idee, i progetti da sviluppare. Anche noi nel nostro piccolo ci siamo occupati di conoscere meglio le esigenze della nostra grande "famiglia", soprattutto da un punto di vista della tutela della salute e di cosa si può fare in tal senso.
Tra i diversi temi "emergenti", il doping è uno di quelli che maggiormente ci sta impegnando. Non basta solo condannare tale pratica, che è innanzitutto sleale e fraudolenta, ma è opportuno, come indicato oramai da più parti, sviluppare strategie efficaci per dare risposte concrete a tale problematica.
Come tutti dovremmo sapere, Udace quest'anno, come fatto più volte negli anni addietro, ha intensificato i controlli a sorpresa nelle proprie gare (pagandoli di tasca propria, senza aspettare che sia sempre qualcun altro ad occuparsene...). Tale impegno, condiviso e voluto dalla nostra Presidenza e Consiglio nazionale, vuole essere una chiara presa di posizione sull'impegno che il nostro Ente ha preso nei confronti della triste piaga del doping. Siamo anche consapevoli che ciò non basta. Sarebbe infatti troppo facile e comodo sentirsi con la coscienza a posto e dormire sonni tranquilli. Quello che è in gioco, oltre alla salute di chi va in bici, è anche l'idea che ci sta dietro, della vincita a tutti i costi, del primeggiare e arrivare andando oltre i propri limiti, di fregarsene di quelli che sono i campanelli d'allarme che il nostro organismo ci da.... La scorciatoia del doping è anche un problema culturale. Fenomeno che si inserisce in un contesto dove il ricorso all'aiutino avviene un po' in tutti i campi, dallo sport all vita di tutti i giorni, in una sorta di condizionamento collettivo che pericolosamente nessuno vuole più mettere in discussione. C'è quasi una rassegnazione diffusa che lascia perplessi. I dati per esempio sul consumo di droghe in ambito giovanile (e non solo), viene dai più dato per scontato. Parlare di Cannabis come di fumo di sigaretta è ormai consuetudine presente in più ambiti. Non vuole questo essere un approccio di tipo proibizionista, ma quando parliamo di sostanze attive, forse, prima di parlare, varrebbe la pena di documentarsi un po' di più. Credo che il messaggio da dare stia proprio in questo senso. Nel ciclismo poi è ora di fare tutti quanti maggiore attenzione non tanto e solo ai controlli anti doping, ma, nel nostro piccolo, ad alcune performances ottenute con medie e tempi che di "naturale" e "fisiologico", non hanno niente a che vedere. Certe vittorie che senso hanno? Sono molti i ciclisti che gareggiano e che ci testimoniano questi fatti. E' ora di parlarne serenamente e senza i soliti falsi e momentanei entusiasmi dell'eroe a tutti i costi che stacca gli avversari, che scala le montagne e che arriva esausto, sporco di fango in cima alla montagna. La realtà è un'altra. Chi va in bici sa di quale preparazione ci voglia (fisica, psicologica, nutrizionale); il ciclismo è uno sport che non perdona, lascia poco all' improvvisazione.
L'altro filone di intervento che ci siamo dati, oltre a quello della repressione del fenomeno, è quello dell'informazione e della formazione. Crediamo infatti che il doping si prevenga, prima di sconfiggerlo, attraverso la divulgazione e la successiva assimilazione di informazioni, nozioni e conoscenze. E' per questo che stiamo ultimando una pubblicazione per tutti i nostri iscritti dove verranno affrontate tali tematiche con l'obiettivo di dare un contributo affinchè questa consapevolezza sia patrimonio condiviso da tutti.
Anche sul fronte istituzionale si sta lavorando per rendere operativo un progetto che , quando dovesse andare in porto, potrà rappresentare, forse, un valido contributo e deterrente alla diffusione del doping in ambito sportivo. L'idea è stata proposta dalla Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive . Di che si tratta?
A fronte del rischio per la salute pubblica insito nella diffusione del doping, un obiettivo che alla Commissione appare di vitale importanza è lo sviluppo di un progetto mirato alla costituzione del "Passaporto biologico" del praticante sportivo, che potrebbe anche confluire nella tessera sanitaria elettronica individuale. La fase sperimentale sarà attuata in collaborazione con le regioni che hanno maggiormente attivato la tessera sanitaria. L'obiettivo del "Passaporto biologico" - la tutela della salute dei praticanti sportivi - sarà perseguito raccogliendo in un archivio elettronico, nel pieno rispetto della privacy della persona, tutti i dati e le informazioni sanitarie, a partire da quelli raccolti nelle visite per l'idoneità sportiva. La banca dati sarà abbinata ad un software mirato al monitoraggio epidemiologico e ad un efficace e rapido sistema di allerta. Tale strumento darà quindi utili ed inequivocabili notizie, a partire per esempio dai valori di ematocrito, tanto per fare un esempio, che contribuiranno a tenere monitorata la situazione di "evoluzione" di ciascun praticante, evitando magari curiose trasformazioni a cui ogni tanto si assiste...
Staremo a vedere.
Non mi rimane che augurare a tutti un Felice e proficuo 2009.
dr. Andrea Ferella
a.ferella@udace.it