| La nimesulide come farmaco antinfiammatorio è commercializzata in più di 50 paesi; non è disponbile in Germania, Inghilterra, USA, Inghilterra, Canada e Giappone. Recentemente è stata sospesa la vendita in Finlandia per eventi mortali legati a gravissima insufficienza epatica. Eppure sembra che il 50% degli atleti affetti da disturbi infiammatori ne faccia un uso preferenziale.
L'Agenzia Europea dei Medicinali (EMEA) ha concluso il processo di revisione dei prodotti medicinali a base di nimesulide, iniziata nel Maggio 2007 dall'Irlanda, in seguito alla segnalazione di un certo numero di casi di gravi epatiti. L'EMEA ha preso visione di tutte le evidenze disponibili, e ha concluso che il profilo beneficio/rischio della nimesulide è ancora favorevole, ravvisando però la necessità di introdurre delle limitazioni d'uso del farmaco, e informare medici e pazienti del rischio di possibili eventi avversi a carico del fegato.
E' stato quindi deciso di limitare l'uso della nimesulide a non più di 15 giorni, e che le confezioni non debbano contenere più di 30 compresse o bustine.
L' Agenzia Italiana dei Farmaci (Aifa), che ha monitorato costantemente il profilo di sicurezza della nimesulide e condurrà ulteriori approfondimenti su eventuali azioni aggiuntive a livello nazionale, ricorda comunque che il farmaco può essere dispensato solo dietro presentazione di ricetta medica, e che i medici, nel prescrivere il medicinale, devono tener conto del profilo complessivo di rischio del farmaco e delle caratteristiche del paziente.
I Farmaci Anti-infiammatori Non Steroidei (FANS), sono rappresentati da una ampia varietà di
principi attivi e il più diffuso e conosciuto tra questi è la nimesulide. Nel 2006 gli atleti sottoposti a controllo antidoping e che hanno dichiarato di aver preso uno o più FANS sono stati 467, pari al 48,6% di tutti gli atleti dichiaranti l’assunzione di medicamenti e/o integratori alimentari. Tra questi il 50,1% assumeva nimesulide. La nimesulide, al pari di altri FANS è ritenuta responsabile di numerose reazioni avverse; le principali coinvolgono il tratto gastrointestinale, il fegato, il rene, il sistema vasale emocoagulativo.
I disturbi gastrointestinali sono le reazioni avverse più comuni. Diverse ricerche riferiscono di un rischio lievemente più elevato di epatotossicità della nimesulide rispetto agli altri FANS. Uno studio in Italia su 400.000 utilizzatori di nimesulide tra il 1997 ed il 2001 ha
accertato che quelli trattati con nimesulide avevano 1,3 volte più possibilità di sviluppare
epatotossicità rispetto agli altri FANS e 1,9 volte, se già in sofferenza per alterazioni epatiche. Ai
FANS somministrati per lunghi periodi di tempo viene ascritta la comparsa di danni renali compresi
fenomeni di necrosi papillare.
I principali possibili rischi di comparsa di reazioni avverse negli atleti e negli sportivi in genere con
l’uso della nimesulide sono legati a:
• Concomitante impiego di altri FANS.
• Uso inappropriato sia per dosaggi che per durata del trattamento.
• Interazioni con altri farmaci: in particolare con farmaci anti-asmatici (possibilità di reazioni
di ipersensibilità, aumento del broncospasmo, angioedema ed orticaria) e con antibiotici
(possibilità di mascherare un aumento di temperatura per stato febbrile).
• Uso in atleti praticanti sport di resistenza; questi soggetti presentano spesso problemi
rilevanti a livello del distretto gastrointestinale. Studi epidemiologici condotti su atleti di
sport di resistenza (maratoneti, fondisti) hanno dimostrato che il 50% - 80% di questi atleti
manifesta disturbi del tratto gastro-intestinale caratterizzati principalmente da bruciore di
stomaco, diarrea, perdite ematiche attraverso le feci, con conseguente anemia ferropriva.
• Inizio di un trattamento in presenza di grave situazione di disidratazione.
• Assunzione nel corso di attività atletico-agonistica.
Da ricerche condotte in diversi paesi emerge in forma chiara che esiste un ampio uso di FANS, in
particolare della nimesulide in Italia, da parte degli atleti. Mancano dati specifici sui dosaggi
impiegati, sulla durata del trattamento (si ricorda che è prescritto un impiego a breve termine) e
sull’appropriatezza d’impiego.
L’uso corretto, per dose e per durata, da parte dell’atleta della nimesulide conduce quasi sempre ad
un rapido ritorno ai consueti livelli atletici di performance.
La durata del trattamento può talvolta risultare prolungata, ma giustificata, per situazioni
traumatiche-infiammatorie, conseguenti a insulti ripetuti su una stessa determinata area anatomica,
questo però comporta un aumento del rischio di comparsa di ADR.
In breve per una attenta valutazione sull’uso della nimesulide, occorre anche considerare che in un
atleta la maggior parte delle patologie muscolo-scheletriche è rappresentata da traumi alle
articolazioni, che si risolvono spontaneamente, ma molto spesso sono causa di considerevole
disagio e marcata limitazione nei movimenti, con conseguente non partecipazione ad attività
sportive-agonistiche. In queste situazioni l’atleta ricorre immediatamente ad una automedicazione o
si rivolge al medico, ovvero il medico interviene prontamente prescrivendo FANS e particolarmente
in Italia la nimesulide. Spesso, come emerge dalle varie indagini condotte nel nostro paese la
nimesulide viene assunta in associazione con un altro farmaco antiinfiamatorio e questo determina
un aumento del rischio di comparsa di ADR.
Inoltre per un rapido recupero atletico e per evitare una riduzione dell’attività agonistica viene
sfruttato (per patologie muscolo-scheletriche a ridotta partecipazione infiammatoria) l’effetto
analgesico della nimesulide. In queste situazioni si possono determinare situazioni capaci di
mascherare un aggravamento della patologia.
Comunque è da valutare la possibilità che rischi di reazioni avverse da nimesulide in un atleta
possano derivare anche da reazioni indesiderate non studiate e quindi non conosciute (con comparsa
anche dopo lungo tempo dall’assunzione), ma probabili, in organismi che si trovano (o che si sono
trovati) nel corso dell’attività atletica al limite della proprie condizioni fisiologiche (frequenza
cardiaca, respiratoria, metabolismo endogeno, disidratazione e quanto altro).
In sintesi l’assunzione, come la nimesulide, di medicamenti per aiutare ad esplicare una attività
atletico-agonistica, anche in condizioni di salute non ottimali, deve attirare l’attenzione in quanto
può rappresentare sia un efficace trattamento terapeutico, sia un concreto pericolo per la salute (nel
caso specifico degli atleti o più in generale di tutti i soggetti esplicanti anche a livello amatoriale
attività sportiva) per la possibile comparsa di reazioni avverse, sia già conosciute che ancora ignote,
e per un possibile aggravamento della patologia, mascherata da una non corretta assunzione di
farmaco.
dr. Andrea Ferella
a.ferella@udace.it |