| Lo scorso 3 aprile a Roma si è tenuta la relazione annuale della Commissione Nazionale Antidoping. E' stata l'occasione per fare il punto della situazione con il mondo scientifico e i rappresentanti delle Federazioni sportive e degli Enti di promozione sportiva.
Ci è sembrato importante divulgare e riprendere alcuni temi che verranno ripresi da questa rubrica anche nei prossimi mesi. Ci auguriamo che tali informazioni diventino, come più volte ricordato, un riferimento ed uno stimolo per combattere alla radice la fastidiosa ed odiosa piaga rappresentata dal doping.
Le attività affidate dalla legge 376/2000 alla Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la salute della tutela della salute nelle attività sportive, dopo una prima fase di avvio sperimentale, si sono in quest'ultimo periodo consolidate e stabilizzate. L’attività è quindi a regime grazie anche all’intenso lavoro dei componenti della Commissione che si sono succeduti nell’arco di questi primi cinque anni.
A tal proposito la Commissione non si è limitata ad un ruolo di mero recepimento rispetto a quanto stabilito a livello internazionale, ma ha svolto una continua attività di monitoraggio e valutazione su una serie di principi attivi ed i loro eventuali effetti a fini di doping, per poi procedere ad
un eventuale inserimento nelle liste, sempre che ne ricorressero i presupposti tecnico-scientifici.
La Commissione ha poi ritenuto strategico implementare le conoscenze in materia di doping, attivando un programma di ricerca scientifica sui farmaci, sulle sostanze e sulle pratiche mediche utilizzabili a fini di doping nelle attività sportive (art. 3, comma 1 lett. c), intendendo così promuovere ricerche su tematiche specifiche individuate come prioritarie. I programmi di ricerca
hanno coinvolto 17 Istituzioni, appartenenti al mondo universitario ed agli enti del Servizio
Sanitario Nazionale. Attraverso il bando di ricerca 2006 la Commissione ha inteso approfondire,
tra l’altro, le conoscenze degli effetti fisiologici, tossicologici e dei danni apportati all’organismo
dall’uso di farmaci e sostanze ad azione dopante e di pratiche mediche proibite. Altre linee di
ricerca sono state affidate al Laboratorio antidoping dell’Acqua Acetosa; tali ricerche riguardano
principalmente il miglioramento delle metodiche analitiche.
È da sottolineare che la ricerca rappresenta ormai una linea di attività costante intrapresa dalla
Commissione che costituisce uno strumento altamente qualificante per una efficace lotta
al doping e che sta dando alcuni buoni risultati. come è stato rappresentato nel prosieguo dei lavori nella sessione scientifica del Convegno.
In merito poi alle iniziative volte a promuovere campagne di informazione/formazione per la tutela della salute nelle attività sportive e di prevenzione primaria del doping, la Commissione ha stipulato un accordo di collaborazione biennale con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), per la realizzazione dei seguenti obiettivi:
1) campagne informative/formative ed organizzazione di convegni indirizzate principalmente agli
operatori del settore, in forma singola e associata e/o consorziata tra loro, in collaborazione
con le istituzioni universitarie e scolastiche, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI),
enti del Servizio sanitario nazionale, le federazioni sportive nazionali, le leghe nazionali, le
discipline associate, gli enti di promozione sportiva e le società affiliate;
2)campagne informative/formative di aggiornamento indirizzate ai medici specialisti in medicina
dello sport, ai medici prelevatori, ai medici specialisti pediatri di libera scelta ed ai medici di
medicina generale;
3) campagne di informazione rivolte principalmente ai giovani, tese a promuovere stili di vita sani,
nonché a valorizzare il ruolo sociale ed etico dello sport, da realizzare attraverso i mass-media,
e mediante l’utilizzo di materiale informativo sia cartaceo che multimediale.
Altro punto molto qualificante, previsto dalla nostra legislazione, è il diretto coinvolgimento delle
Regioni nella lotta al doping. A tale proposito la Commissione ha affrontato la complicata questione tecnica relativa ai laboratori antidoping regionali, definendone i requisiti organizzativi e di
funzionamento. Infatti nel corso di alcune riunioni tecniche con i rappresentanti regionali, si è
giunti ad un documento condiviso sui requisiti minimi che devono possedere detti laboratori anti-
doping. L’Accordo poi siglato il 28 luglio 2005, tra il Ministro della Salute e le Regioni ha sancito definitivamente le “Linee guida sui requisiti organizzativi e di funzionamento dei laboratori antidoping regionali”.
I laboratori regionali, come peraltro riportato nelle Linee guida, ed in base a quanto
prevede la legge (art. 4, comma 3 L. 376/2000), dovranno garantire non solo l’effettuazione dell’attività di controllo antidoping, ma anche la tutela della salute dei praticanti l’attività sportiva.
Tutto ciò in aderenza a quanto stabilito con la modifica del titolo V della Costituzione. Nel corso
del 2006 la Commissione ha intrapreso concrete iniziative, affinché vengano attivati, a livello
regionale, i laboratori antidoping. A tutt’oggi occorre segnalare che solo alcune Regioni hanno
intrapreso iniziative tali da poter svolgere quel ruolo attivo e capillare di prevenzione al doping sul
territorio che la legge assegna loro. In tal senso ci si augura che nel corso del 2007 si possa costituire una rete di laboratori antidoping, anche a livello locale, per combattere il deprecabile fenomeno del doping anche tra quelle categorie di atleti che svolgono la loro attività a livello amatoriale.
A tale proposito si sono invitati i rappresentanti regionali a visitare il sito sia del Ministero (www.ministerosalute.it, sezione Antidoping) che dell’Istituto Superiore di Sanità (www.iss.it/ofad, sezione Doping), per consultare ed eventualmente scaricare la modulistica utile alla presentazione delle domande di accreditamento da parte dei laboratori antidoping regionali.
Per quanto riguarda l’attività ordinaria di controllo la Commissione ha rivolto l’attenzione a quei
settori del mondo sportivo meno controllati. In particolare i settori giovanili, dilettantistici, le serie
minori, ovvero alcune discipline sportive sulle quali, per mancanza di fondi, si svolgono un numero limitato di controlli. Tale scelta è dettata anche dalle finalità, che la legge ha voluto perseguire
con l’attività di controllo, che non sono solo quelle di garantire la regolarità delle competizioni,
quanto piuttosto di tutelare la salute dei praticanti l’attività sportiva.
La Commissione malgrado la diminuzione dei fondi, messi a disposizione con la finanziaria 2006,
ha effettuato più di 1500 controlli.
Si deve, tuttavia, sottolineare la necessità di un maggior coordinamento tra l’Agenzia
Nazionale Antidoping e la Commissione. A tale proposito è opportuno ricordare che in base alla
normativa internazionale sportiva in Italia il ruolo di Agenzia Nazionale Antidoping è tuttora rivestito dal CONI.
Si deve constatare che alcune Federazioni hanno avviato una fattiva collaborazione con
la Commissione. Questo ha voluto dire che in alcune occasioni si sono evitati casi di sovrapposizione, che, se pure diminuiti nel corso degli ultimi anni, costituiscono comunque una inefficienza del sistema controlli che dovrebbe essere evitata.
Il lavoro fin qui svolto dalla Commissione costituisce l’utile base per proseguire in una sempre più efficace lotta al doping, a garanzia della tutela della salute nelle attività sportive. Auguriamo quindi alla Commissione e ai suoi validi componenti un buon lavoro, rimanendo a completa disposizione per collaborare in modo sinergico e costruttivo.
dr. Andrea Ferella
a.ferella@udace.it |