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LE BEVANDE ALCOLICHE POSSONO FAR BENE ?
Postata da Dott. A. Ferella il 18/10/2006 alle 08:44:01
Il mondo del ciclismo, dopo una gara, un raduno, un allenamento tra amici, produce la voglia di stare insieme ed in genere, messe le gambe sotto il tavolo, di continuare a parlare, magari mangiando qualcosa e pasteggiando con una buona bottiglia di vino… Il tema dell’assunzione di bevande alcoliche ha da sempre suscitato interesse formando in ambito ciclistico” due scuole” di pensiero: quella purista, perfettina, salutista radicale diciamo, dove il consumo calorico di ogni pasto, compreso il conto totale dell’idratazione, viene misurato alla lettera in modo quasi maniacale; quella diciamo meno attenta, un po’ più tollerante, a cui piace la buona cucina badando meno alle quantità e che chiude un occhio anche quando si tratta di consumo di bevande alcoliche. Un interessante rapporto pubblicato dall’Unione Europea nel giugno scorso dal titolo “Alchool in Europe” ci da alcuni ulteriori spunti di riflessione. Una piccola quantità di alcol riduce il rischio di malattie cardiache, anche se il grado di riduzione del rischio e il livello di consumo di alcol al quale si verificano le riduzioni maggiori sono tuttora in discussione. Gli studi migliori che considerano altri fattori riscontrano un rischio minore e dimostrano che la riduzione del rischio si verifica ai più bassi livelli di consumo. La maggiore riduzioni del rischio può essere ottenuta con una media di 10 gr. di alcol (corrispondente ad un bicchiere) ogni due giorni. Oltre i 20 gr. di alcol (due bicchieri) al giorno – il livello di consumo con il minore rischio – il rischio di malattia vascolare aumenta. In età molto avanzata, la riduzione del rischio scompare. E’ l’alcol che principalmente riduce il rischio di malattia cardiaca, non il tipo di lavanda (quindi il vino non ha particolari vantaggi rispetto alle altre bevande alcoliche). Esistono evidenze che l’alcol a basse dosi possa ridurre il rischio di demenza di causa vascolare, calcoli biliari e il diabete, sebbene queste evidenze non vengano riscontrate in tutti gli studi. Il rischio di morte a causa dell’alcol rappresenta il bilancio tra il rischio di malattie e di incidenti che viene aumentato dall’alcol e il rischio di malattie cardiovascolari (che perlopiù si verifica in età avanzata), il quale viene diminuito dall’alcol, se assunto a basse dosi. Questo bilancio dimostra che, almeno in Gran Bretagna, il livello di consumo con il minore rischio di morte si verifica a zero o quasi a zero per le donne di 65 anni o più anziane. Per gli uomini, il livello di consumo con il minore rischio di morte è zero sotto i 35 anni, circa 5 gr. al giorno per gli uomini di mezza età, e meno di 10 gr. al giorno per quelli di 65 anni e più anziani ( e probabilmente ritorna a zero in età avanzata). Vi sono invece effetti benefici per la salute nei bevitori problematici se riducono e smettono di usare l’alcol. Anche per le malattie croniche, come la cirrosi epatica e la depressione, la riduzione o l’eliminazione dell’alcol è associata ad un rapido miglioramento della salute. Considerando quindi questi aspetti, penso sia giusto dare uno sguardo al consumo di alcol in Europa. Scopriamo che è la regione con il più alto consumo del mondo, anche se gli 11 litri di alcol puro ogni adulto all’anno rappresenta una sostanziale diminuzione rispetto al picco dei 15 litri registrato a metà degli anni 70. C’è da considerare anche che 55 milioni di adulti (il 15 % del totale) sono astinenti e che dal punto di vista della salute, l’alcol è responsabile di circa 195.000 morti ogni anno nell’UE, anche se qualcuno suggerisce che si dovrebbe portare a credito il numero delle morti che vengono rinviate nel tempo a causa dei supposti effetti benefici dell’alcol sulla salute degli anziani. Concludendo: bere, ma con moderazione ed evitare di guidare veicoli subito dopo. Ne va della nostra salute e di quella degli altri. Non abbassiamo mai la guardia e soprattutto non alziamo mai…il gomito!! dr. Andrea Ferella a.ferella@udace.it
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